Bologna in bici

Le Ravitò, il ristoro per ciclisti a Bologna

24 Maggio 2018 535 0 0

Sono sempre più numerosi i locali bikefriendly. Sono bistrot, b&b, caffè gestiti spesso da persone che amano tanto la bici. E tutto ciò che essa rappresenta: socialità, rispetto per l’ambiente e benessere.

Oggi conosciamo meglio Andrea Paracchini, giornalista con la passione per la bicicletta, che a Bologna ha aperto Le Ravitò, il ristoro dei ciclisti.

Ciao Andrea e benvenuto sul nostro Blog. Innanzitutto raccontaci di te e di come nasce la passione per la bici.

Ho iniziato ad andare in bici con mio nonno lungo le stradine secondarie della campagna novarese. Paesaggi meravigliosi in mezzo al “mare a quadretti” delle risaie, con il Monte Rosa sullo sfondo. Mio nonno non è mai stato un agonista nemmeno uno sportivo se vogliamo. Era il classico pensionato che macina migliaia di chilometri all’anno  semplicemente perché in sella si sente bene. Ecco, credo di aver ereditato lo stesso tipo di passione “laica” per le due ruote.

Quando e come nasce il tuo bistrot Le Ravitò?

Le Ravitò, il ristoro dei ciclisti ha aperto il 27 novembre del 2017. Non proprio il periodo più propizio, ma si sa come vanno queste cose. Era da tanto che pensavo ad aprire un posto del genere, fin da quando facevo ancora il giornalista in Francia. Diciamo che il ritorno in Italia a metà del 2016 ha accelerato la riflessione. Ci ho messo un annetto a passare dall’idea, al progetto e infine alla sua realizzazione.

Gestisci da solo il bistrot o hai un aiuto?

Inizialmente sognavo di creare una cooperativa che è una forma di impresa che mi ha sempre affascinato. Ma non sono riuscito a trovare altri soci, così ho deciso di andare avanti da solo. Oggi faccio tutto io: oste, negoziante e meccanico. Ovviamente anche contabile, manager, uomo delle pulizie. Sette giorni su sette, almeno dieci ore al giorno. E’ chiaro che per crescere non potrò continuare così.

 

Oltre al cibo, proponi anche altre attività e servizi dedicate alla bici o intendi farlo?

Dall’inizio del 2018 ho iniziato ad organizzare a Le Ravitò delle serate con temi differenti. Aperitivi ciclo-letterari in particolare con gli autori di Ediciclo Editore. Ma anche presentazioni di prodotti come le borse di MissGrape o il portapacchi BAC. E naturalmente incontri di promozione di eventi ciclistici come le Bike Nights o La Ravaldona. Siamo anche uno dei pochi locali di Bologna – se non l’unico – che trasmette il ciclismo su maxischermo. Abbiamo cominciato con la Strade Bianche e, passando per le grandi Classiche del Nord, siamo arrivati al Giro. Quello che ancora non facciamo, ma che mi piacerebbe tantissimo proporre, sono eventi all’aperto, escursioni in bici.

Conosciamo la Velostazione di Bologna e sappiamo che si tratta di una città già amica delle due ruote per tradizione. Pensi ci sia altro da fare? Penso ad esempio alla possibilità di partire da Bologna alla scoperta del territorio circostante per tour in bici anche di più giorni.

Bologna probabilmente non sfrutta ancora appieno la posizione estremamente strategica in cui si trova. Per i “salitomani” i Colli offrono decine di circuiti possibili su asfalto o gravel, che è la moda del momento. Da Bologna seguendo le vie d’acqua secondarie è possibile arrivare sino al mare oppure a Firenze con la Via degli Dei. Pensando più in grande, da Bologna passa l’Eurovelo 7 che collega Capo Nord all’estremità sud della Sicilia. In qualche ora è possibile raggiungere la Destra del Po con la VENTO e l’Eurovelo 8 lungo la costa settentrionale del Mediterraneo, dal Portogallo alla Gracia.

andrea paracchini

ANDREA PARACCHINI DI LE RAVITO’

Il target dei tuoi clienti è composto maggiormente da turisti in visita a Bologna o da bolognesi?

A Bologna ho fatto solo l’Università ormai parecchi anni fa. La sfida di questi primi sei mesi è stata quindi integrarmi nel quartiere e nella città in generale. E’ nata qualche bella collaborazione e persino delle amicizie. Ma c’è ancora tantissimo da fare. Con i turisti, in particolare francofoni, è tutto più semplice. Concetti come bike-café e ciclo-bistrot sono a loro molto più familiari.  I turisti sono curiosi, entrano, fanno domande, si complimentano. Poi bevono una birra Malteni, assaggiano qualcosa dalla cucina e ripartono con un cappellino vintage, una borsa da bikepacking fatta in Emilia o qualche altro accessorio che trovano solo a Le Ravitò.

Come procede la tua attività a Le Ravitò per questi primi mesi? Ho letto su Facebook feedback super positivi.

La mia esperienza nel mondo dell’editoria mi ha insegnato che i like non sono copie vendute e nemmeno euro incassati. Però mi fa molto piacere vedere che persone anche molto distanti da qui apprezzino quello che provo a fare a Le Ravitò. La strada è ancora bella lunga e tutta in salita. Praticamente come fare in fila Stelvio, Zoncolan, Oude Kwaremont e Mont Ventoux, tutti col rapportone.

Il mondo della bici sembra raccogliere interesse crescente da parte delle nuove generazioni e delle amministrazioni. In generale, che futuro vedi per la ciclabilità in Italia?

Ben vengano le amministrazioni illuminate. Credo però sia fondamentale che sempre più persone facciano pressione perché sia dato più spazio alla mobilità sostenibile. Usare la bici il più possibile nel quotidiano è già una forma efficacissima di “fare politica”. Quando le strade saranno piene di biciclette, non ci sarà più bisogno di piste ciclabili.

Le Ravitò Bologna

Per quanto riguarda il cicloturismo, come pensi si possa avvicinare a questa modalità di viaggio le persone? Cosa pensi della nostra startup?

Quando sono tornato a Bologna ho passato un bel po’ di tempo a cercare itinerari sul web per organizzare delle uscite. Credo che quello che state costruendo, ovvero una banca dati piena di itinerari di diversa lunghezza, difficoltà, stile sia un bell’aiuto. Anche  per chi vuole semplicemente cominciare ad esplorare i dintorni di casa sua in bicicletta.

Cosa ti senti di dire a chi non ha mai pedalato?

Che non sa cosa si perde! Ti racconto un’esperienza personale. Quando sono arrivato a Parigi prendevo sempre la celebre metropolitana. I tragitti erano lunghi, noiosi, la gente teneva la testa bassa sul telefono. Il modo peggiore di iniziare e finire una giornata. Poi un giorno ho provato Velib’ il bikesharing cittadino. E tutto è cambiato: guardavo la città cambiare colore a seconda delle ore e delle stagioni. Mi orientavo meglio, scoprivo nuovi scorci e la sentivo più mia. Il vantaggio di provare la bici è che – come tutti sanno – una volta che hai imparato non ti dimentichi più.

Quale parola associ immediatamente se pensi alla bicicletta?

Semplicità.

 

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Redazione Bikenbike

Gli articoli del nostro blog sono pensati e scritti da Matilde Atorino, CEO e founder di Bikenbike srl e grande appassionata di cicloturismo.

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