Dario Nardi gira il mondo con la sua bici

OCEAN TRACELESS in bici contro la plastica

2 novembre 2017 487 0 0

Oggi vi presentiamo Dario Nardi e il suo progetto Ocean Traceless. Un cicloviaggio davvero speciale. Pensato per accendere i riflettori su un problema che riguarda tutti noi: la plastica. Una protesta non urlata ma raccontata guardando il mondo dalla sella di una bici.

Ciao Dario e grazie per questa intervista. Dove ti trovi in questo momento?

Colgo l’occasione per dirti che ho finalmente raggiunto Lima, città enorme, caotica e assolutamente non a misura di bici! Attraversarla lungo la Panamericana è quasi un atto di suicidio. Per fortuna, grazie ad un amico che abita qui e che mi ha fatto pazientemente da guida, sono riuscito a vedere anche la parte storica, cosmopolita e aperta della città. Ammetto che non me l’aspettavo così.

Dario Nardi di Oceantraceless

Dario Nardi e la sua bici

Sappiamo che sei un biologo marino Ci racconti un pò di te?

Penso a me stesso come una persona davvero fortunata. Ho avuto la possibilità di scegliere che vita fare anche solo per il fatto di essere nato nel lato “giusto” del pianeta. Per buona parte della vita ho semplicemente inseguito quello che più mi riempiva l’anima. Neanche a dirlo, conoscere più mondo possibile cercando di  capirne il senso. Ma per fortuna sono ancora lontano dal comprenderlo! Nel bene e nel male, la necessità di ricercare costantemente nuovi stimoli ha caratterizzato la mia esistenza. L’aspetto positivo è che non si smette mai di imparare. Quello negativo è la mancata costruzione di vere e proprie radici. Questo per ora non mi dispiace neanche troppo.

Come e quando nasce il progetto “OCEAN TRACELESS” che ti ha spinto ad intraprendere questo importante viaggio in Sud America?

Il progetto Ocean traceless nasce dalla necessità di mettere il mio piccolo granello di sabbia sulla bilancia degli avvenimenti che determineranno l’andamento di questa emergenza epocale. Purtroppo, a livello globale, si continua a sottovalutare il problema dell’accumulo di plastica e del suo uso impoprio. Pensiamo di poter rinviare la risoluzione del problema della plastica quando in realtà è una situazione già fuori controllo. Penso che quando i nostri posteri leggeranno sui libri la superficialità con la quale abbiamo trattato il problema, si faranno delle grasse risate. Foto e i video sono il linguaggio con cui racconto questo progetto. Cosa può sensibilizzare meglio della visione della diretta conseguenza di comportamenti profondamente sbagliati? Cosa può convincere  più efficacemente se non il vedere esempi localizzati di ciò che invece succederà nel mondo intero se non ci fermiamo per tempo?

Perchè hai deciso di intraprenderlo in bici? Sei un cicloviaggiatore abituale?

Certo avevo affrontato i miei piccoli viaggi in bici in Italia ma mai nulla di paragonabile. Non ero e non sono tuttora un ciclista esperto. Mancano ancora molti chilometri e molte difficoltà da affrontare prima di imparare tutto quello che c’è da sapere sul mondo del ciclismo.Ee comunque sia non sarà mai tutto. Ho scelto la bicicletta come simbolo stesso della mobilità senza impatto, come sfida con me stesso e come messaggio per il progetto. Anche la scelta del materiale ha lo scopo di essere un messaggio forte. L’utilizzo di materiali alternativi  alla plastica è possibile e tuttora attuabile. E’ solo questione di scelte personali nel consumo anche in quello più semplice di tutti i giorni.

il problema dei rifiuti documentato da Oceantraceless

Un deserto di rifiuti

Come ti sei trovato a pedalare per 5000 km su una bici in bambù?

Nella costruzione della bici Bam Cicli mi ha dato un importantissimo supporto tecnico senza il quale ammetto che sarebbe stato tutto davvero molto difficile. Hanno creduto fin subito nel progetto. E direi che con il senno di poi sta andando tutto molto bene. Le tante ore di lavoro sono state ripagate. Sono davvero grato per il loro sostegno. Ho già percorso migliaia di km e non mi ha mai dato nessun problema. Inoltre non ho sofferto di dolori lombari o alla schiena. Questo è quasi sicuramente imputabile alla flessibilità del telaio che assorbe le centinaia di migliaia di buche sud americane! E’ bellissimo vedere come la particolarità del mezzo di trasporto susciti tanta curiosità. Alcuni rimangono letteralmente sconvolti e increduli. Rompere il muro di diffidenza verso materiali alternativi è esattamente il messaggio del progetto. Al di là del focus sul problema “plastica”.

 

Come è stata finora l’accoglienza delle popolazioni che hai incontrato?

Il Sud America è un posto meraviglioso e le sue genti ne rispecchiano quasi sempre il territorio. Al di fuori delle grandi città  ho sempre trovato una disponibilità e una accoglienza che lasciano piacevolmente allibiti. C’è stato il contadino che mi ha offerto vitto e alloggio solo per il fatto di essere sperduto tra i monti del Perù. Il professionista ecuadoriano ex ciclista che, senza chiedere nulla in cambio, mi ha offerto una stanza con colazione solo perchè ero in difficoltà nel cambiare una ruota in mezzo alla strada. Ovviamente non mancano esempi di indifferenza totale. Ma in linea di massima non posso che giudicare queste popolazioni in modo positivo.

Hai trovato compagni di viaggio lungo il percorso? Qualcuno che condividesse con te un pezzo di strada?

Quasi quotidianamente incontro qualcuno che come me sta affrontando un lungo viaggio. Viaggiatori che come me hanno bisogno di consigli sul tragitto, i punti di ristoro, la sicurezza della strada. Condividere difficoltà e gioie è una delle cose più belle del viaggiare. Parlando nello specifico la maggior parte viaggia con zaino in spalla. I cicloviaggiatori sono più rari. Soprattutto in Ecuador, dove la pratica del ciclismo è quasi inesistente, trovare qualcuno che viaggiasse in bici è davvero cosa rarissima. Le strade sono piccole e anguste e macchine e camion neanche ti vedono.

Durata del viaggio? In quanto tempo stimi di percorrere i 5000 km?

Calcolare con esattezza la durata di un viaggio cosi lungo è molto difficile. Ogni giorno un qualsiasi imprevisto può portare via mezza giornata se non una giornata intera. Una semplice foratura, pioggia battente o caldo asfissiante; ma anche un incontro particolarmente interessante possono portare via parecchio tempo e stravolgere completamente il programma. In generale ho smesso di farne da un bel po’! Il rientro comunque è previsto per dicembre 2017 ma quasi sicuramente i tempi si allungheranno fino Gennaio 2018.

Dario Nardi pedala in solitaria nel deserto

Dario nel deserto

Prevedi in futuro nuove destinazioni sempre legate al problema della plastica o per accendere i riflettori u qualche altro problema ambientale?

Il problema della plastica è purtroppo l’emergenza dei nostri tempi. Al pari dei cambiamenti climatici c’è la necessità di una sensibilizzazione continua per far conoscere la questione a più persone possibili. Attraverso lo strumento che meglio mi rappresenta ovvero foto e i video. L’obiettivo è a far crescere sempre di più il progetto Ocean Traceless documentando anche altre parti del pianeta. Purtroppo di lavoro ce n’è davvero tanto. Posso già dirti che il prossimo progetto sarà rivolto all’Asia dove sono presenti i maggiori inquinatori plastici a livello mondiale.

Come nasce la tua passione per la bici?

Come dicevo non mi ritengo un ciclista esperto ma in bici ci vado praticamente da tutta la vita. Viaggiare con questo mezzo è tutta un’altra questione. Ti muovi senza far rumore e senza danneggiare nessuno, in equilibrio con quello che ti circonda. L’unico combustibile di cui hai bisogno sta nelle tue gambe e dipende solamente da quanta energia hai assunto nel precedente pasto. E’ un’espressione pura di libertà.

Che parola associ alla bicicletta?

Più che una parola, direi una celebre espressione. “Odi et Amo”.

Ci sono volte che scivolando lungo una fresca e solitaria stradina, senza il minimo rumore se non quello del tuo respiro e dei pedali che girano, ti senti la persona più fortunata del mondo. Ami quel posto, quel momento e la tua bicicletta che ti permette silenziosamente di vivere tutto questo. Altre volte, quando per esempio a mezzogiorno di una assolata giornata equatoriale ti si presenta davanti l’ennesima salita non ripagata da nessuna discesa, inizi a odiare la tua bici.

Ma alla fine, in linea generale, non si può non amare una bici che ti porta ovunque tu voglia andare.

Come pensi si possa avvicinare un maggior numero di persone alla mobilita’ sostenibile?  Quali secondo te le leve e gli strumenti che le amministrazioni e la politica dovrebbero attivare per favorire l’utilizzo della bicicletta?

La diffusione di una pratica sana per noi e per l’ambiente come quella del ciclismo passa necessariamente da una gestione urbana mirata a questo scopo. Facilitare l’utilizzo di questo mezzo significa che ogni cittadino che abbia deciso di utilizzare questo come suo mezzo principale per gli spostamenti di tutti i giorni possa farlo senza preoccuparsi della sicurezza stradale. Quindi con la creazione di una vera e propria rete di piste ciclabili urbane, oppure senza dover pensare dove porre in sicurezza la bici con la creazione di  parcheggi dedicati. Migliorando anche sul fronte del trasporto pubblico la possibilità di trasportarla. Insomma, credo di non dire nulla di nuovo, la vera questione è una volontà politica e gestionale ancora molto carente se si escludono alcuni casi virtuosi.

La bici crea dipendenza. Come farai alla fine del viaggio?

Semplicemente continuerò a pedalare ogni qualvolta ne avrò la possibilità!

 

Matilde Atorino

 

 

Tags: america latina, bici in bambù, cicloviaggio, inquinamento, lima, plastica, viggio Categories: Bike Lovers
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Redazione Bikenbike

Gli articoli del nostro blog sono pensati e scritti da Matilde Atorino, CEO e founder di Bikenbike srl e grande appassionata di cicloturismo.

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