davide travelli in giro per il mondo in bici

ALASKA TO PATAGONIA – L’AVVENTURA DI DAVIDE TRAVELLI

12 Giugno 2017 920 0 0

Abbiamo intervistato Davide Travelli, un ragazzo di Bergamo che nel 2015 ha deciso di partire per un’avventura in bici dall’Alaska alla Patagonia. Durante il viaggio però qualcosa è cambiato e ha deciso di provare a completare un giro intorno al mondo.

Davide Travelli

Davide Travelli

     

Ciao Davide innanzitutto raccontaci chi sei e come nasce la tua passione per la bici.

Ciao, mi chiamo Davide, sono di Bergamo, ma ho vissuto per molti anni Irlanda. La passione per la bici nasce fin da quando ero piccolo, è una cosa di famiglia, papà, mio zio, insomma tutti in casa avevano una passione per la bici. Io ho iniziato a fare corse in bici su strada dall’età di 7 anni fino al secondo anno di Under 23.

Intorno ai 19 anni poi mi sono trasferito in Irlanda e ho accantonato per un po’ la bici. Ho ricominciato a pedalare tempo dopo e ho fatto alcune Adventure Racing in Irlanda, una specie di triathlon in cui si pratica corsa, bici e kayak.

Poi è arrivato un momento in cui la sete di viaggio e di avventura è diventata tale da non poter più stare fermo. Fin da bambino avevo il sogno di conoscere il continente americano nella sua interezza, desideravo fare un viaggio lungo la Panamericana, la strada più lunga al mondo che collega quasi tutta l’America partendo da Prudhoe Bay sull’Oceano Artico in Alaska fino a Ushuaia, la città più a sud del mondo nella Patagonia argentina.

giro delo modno in bici

giro delo modno in bici

Così è iniziata la tua avventura in bici…

Non proprio. Inizialmente avevo pensato di fare questo percorso con alcuni amici su una 4 × 4 ma il progetto non è mai partito, ho pensato quindi di farlo in moto con un amico ma anche questa volta il progetto è saltato, così un giorno ho preso la decisione di partire in bici da solo. La bici è un mezzo che ti consente di viaggiare abbastanza lentamente da permetterti di conoscere da vicino la vera cultura di ciascun posto che visiti, giorno dopo giorno. Così ho deciso di partire all’avventura senza avere esperienza né di Bike Touring né di campeggio, e partire dall’Alaska senza avere esperienza di campeggio: è dura e non so se a posteriori lo consiglierei! Sono partito il 14 agosto del 2015 da Prudhoe Bay e contavo di arrivare in un anno e mezzo alla Patagonia. Dall’Alaska alla Colombia il viaggio è stato molto spedito, per un motivo o per un altro non mi sono fermato molto nei posti che ho incontrato lungo la via. Quando sono arrivato in Colombia ero davvero molto stanco così ho deciso fermarmi a Cartagena un mese e di partecipare ad un progetto di Workaway.

Ed è stato in Colombia che tutto è cambiato: ho conosciuto delle persone che hanno cambiato profondamente me e il mio modo di viaggiare. Ho imparato a condividere la strada e il mio tempo con i cicloviaggiatori sudamericani. Mediamente i cicloviaggiatori sudamericani viaggiano senza soldi e questo rende unico il loro modo di affrontare il viaggio, ed entrare in contatto con questa realtà mi ha aperto nuove e inaspettate prospettive. Sin dall’inizio ho improntato il mio viaggio sulla frugalità, un po’ come un esercizio stoico – per intenderci il mio ideale di viaggiatore era Alistair Humphreys, che ha fatto il giro del mondo in bici in quattro anni spendendo 7.000 Pound. Mi sono ispirato sin dall’inizio a lui e alla sua dieta di pane e banane, ma ora posso dire che i viaggiatori sudamericani sono proprio di un altro livello. Da loro imparato molto: ho imparato che si può viaggiare anche senza soldi, ho imparato a chiedere l’aiuto della popolazione locale. Così mi sono organizzato, ho iniziato a realizzare delle cartoline (pezzi unici realizzati da me o da artisti locali) e creato sul mio blog Alaska2Patagonia un club delle cartoline postali: acquistando una o più cartoline, chiunque, in ogni parte del mondo, può contribuire al mio viaggio e sentirsi parte di esso. Oltre le cartoline e all’aiuto di amici e parenti, tante persone si sono appassionate e sostengono in modi diversi la mia avventura, chi donando i soldi per un caffè o un pasto caldo, chi seguendomi e incitandomi su Facebook o Instagram.

Così, cambiando il mio modo di intendere il viaggio, ho capito che potevo estendere la mia avventura Alaska to Patagonia oltre i confini americani e ho deciso di provare a completare il giro del mondo intero in bici, passando per il Sudafrica o la Nuova Zelanda per poi attraversare quattro continenti in altri 3 o 4 anni.

Alcune delle cartoline che realizza Davide o qualche artista locale

Alcune delle cartoline che realizza Davide o qualche artista locale

Quali sono finora i ricordi le esperienze più belle che porti con te?

Le esperienze sono molte perché ormai sono in giro da diversi anni. È successo di tutto, da incontri faccia a faccia con un grizzly all’essere seguito da due puma. Una volta, un orso nero che mi ha distrutto le borse della bici e la tenda. Un’altra volta un bus mi ha buttato fuori strada in Costarica e due ladroni mi hanno assalito nel deserto della Guajira (in Colombia, n.d.r) e minacciato di morte. Insomma ne succedono un po’ di tutti colori, ma le esperienze più belle restano sempre quelle legate agli incontri che ho fatto perché, a parte l’incidente con i ladroni, ho incontrato tante persone che mi hanno aiutato e sostenuto, chi con acqua e cibo, chi economicamente. Molti mi hanno lasciato accampare fuori delle loro case e molti mi hanno ospitato nelle loro abitazioni. Diciamo che l’umanità che ho incontrato dall’Alaska al Perù è stata tanta, al contrario di quello che si legge sui giornali o sul web, secondo cui il mondo è sempre più pericoloso, io ho potuto constatare che non è sempre così, anzi. Quando inizi a viaggiare a piedi o in bici entri in contatto con un mondo fatto di tante persone pronte ad aiutarti indipendentemente dal colore della pelle, dal credo religioso politico e dalla loro cultura. Spesso succede che chi ha meno sia più propenso a donare e condividere quello che ha rispetto a chi è più ricco. Sono stato accolto e sfamato da persone che non avevano nemmeno quattro mura dove dormire. Queste sono le esperienze che mi porterò dietro per tutta la vita, sono per me ricordi intimi e che mi emozionano ogni volta che ne parlo.

Davide Travelli a Lima

Davide a Lima

Ci dici uno o due motivi per cui consiglieresti alle persone di intraprendere un viaggio in bici?

Consiglierei a tutti di viaggiare un po’ in bici. Fa bene e non inquina. Basandomi sulla mia esperienza consiglierei di fare anche un viaggio lungo, di qualche mese, per conoscere una parte di mondo e conoscere meglio se stessi. Affrontare da solo situazioni inaspettate e a volte difficili ti cambia – condividere il viaggio con persone che incontri lungo il percorso è molto bello – ma partire da solo ti offre un’opportunità incredibile di conoscere luoghi e persone in maniera totalmente diversa, più intima e intensa. In più, viaggiando in bici puoi fermarti dove e quando vuoi, in luoghi dove il turismo di massa non esiste, in paesi dove non fa sosta nemmeno un bus. In bici hai la libertà di esplorare i luoghi che preferisci in maniera autonoma e deviare la tua rotta come credi e, a differenza del viaggiare a piedi, le due ruote ti consentono di portare agevolmente un piccolo bagaglio e quindi di essere autosufficiente. Ma non è solo questo: l’esercizio ti dà tanta energia e ti aiuta a superare quei momenti di sconforto che durante un lungo viaggio devi mettere in conto. Questo ultimo punto all’inizio è stato fondamentale per me. È stata molto dura, specialmente il primo mese e mezzo, spesso piangevo mentre pedalavo. In Alaska faceva molto freddo, il primo mese ha piovuto o nevicato quasi sempre, ho sofferto anche di ipotermia alla mano. Insomma non è stato facile ma il fatto di essere in bici, di pedalare, mi ha aiutato, mi ha dato l’energia e la forza per continuare.

davide travelli sulla sua bici

Come credi che possa essere aiutata la diffusione del cicloturismo ?

In questo momento sono molto focalizzato sulla mia avventura e spero di poter ispirare tante persone attraverso il mio blog e attraverso i social network. Attraverso le storie che racconto, le foto che condivido, spero di suscitare la curiosità delle persone e perché no, far venir loro voglia di prendere la bici e cominciare a pedalare, anche per una semplice passeggiata di un giorno o per una scampagnata. Quello che voglio comunicare con le mie foto, da solo o con altri cicloviaggiatori, è il senso di libertà che ti dà la bicicletta. Penso che questo possa essere, nel mio piccolo, il contributo alla diffusione del cicloturismo. A livello istituzionale, invece, nel nostro Paese, i Comuni e le Regioni dovrebbero impegnarsi nello sviluppo di una rete di ciclovie come ci sono altri paesi. Città come Vancouver, Seattle, la California in generale o Washington State, per restare più vicini a noi anche l’Olanda ad esempio, hanno puntato molto sul trasporto a due ruote e sono avanti anni luce in quanto a ciclabilità. Avere una rete ben organizzata di ciclovie è sicuramente un incentivo a spostarsi in bici, che sia per un viaggio o per andare a lavoro. In Italia purtroppo ancora c’è poca cultura della bici e poca tutela per i ciclisti, ma spero ce le cose cambino nel prossimo futuro.

Quali sono le cose essenziali da mettere nella sacca della tua bici per intraprendere un viaggio lungo?

Le cose essenziali sono molte e sono poche, in verità di essenziale c’è solo che la bici funzioni poi, dal mio punto di vista, uno può fare a meno di tutto. Ho visto persone viaggiare con nulla oppure con delle tende che valgono 10 o 20 dollari, alcuni con delle bici da 30 dollari riescono a far viaggi lunghi anni. Diciamo che noi viaggiatori europei amiamo un po’ più la “comodità”, come comodità intendo avere per esempio una tenda idrorepellente, un materasso e un sacco a pelo che proteggano quando è freddo o quando piove.

Quando, per esempio in Bolivia, sei a 5000 m. e le temperature scendono anche a -20°, una tenda che ti ripari, un materassino confortevole che ti isoli dal terreno e un sacco a pelo che ti scaldi possono fare la differenza. Per quanto riguarda l’abbigliamento, sono tre i capi di vestiario che ti proteggono quando piove: una giacca, un pantalone e un copriscarpe da pioggia. Sono abbastanza leggeri fatti con un tessuto tecnico, qulli che uso io sono di Shower Pass , mentre pantaloni e giacca sono Hardshell.

Ci sono i paesaggi che ti hanno colpito di più?

È abbastanza soggettivo e ce ne sono tantissimi, ad esempio l’Alaska e la British Columbia hanno dei paesaggi mozzafiato, anche se per via della fatica e delle condizioni meteorologiche avverse non me li sono goduti molto. In Canada, non ricordo se nello Yukon o in British Columbia, ho visitato un posto magnifico che si chiama Liard Hot Springs dove ci sono delle terme naturali di acqua calda che si raggiungono camminando in una palude lungo una passerella di legno lunga un chilometro. Io ci sono arrivato la sera, mi sono accampato lì e mi sono rigenerato con un bagno caldo in mezzo alla natura in una notte gelida. Quella notte ho avuto il privilegio di vedere anche l’aurora boreale. È stato indimenticabile, uno dei giorni più belli della mia vita, credo.

Continuando il viaggio, non potrò mai dimenticare i paesaggi lunari del deserto della Bassa California, con quei cactus fantastici o tutta la costa pacifica, insieme al Messico che ha dei tramonti pazzeschi.

Anche il Perù mi ha regalato dei fantastici ricordi della sua natura, ad esempio il deserto di Paracas, una riserva naturale magnifica, e poi i paesaggi delle Ande, le isole San Blas che ho attraversato per arrivare da Panamà alla Colombia (ed è stata una vera odissea per via che ero nel territorio della comunità indigena dei Kuna che non è stato facile avicinare). Le isole di San Blas sono incredibilmente belle, il rimpianto è non avere avuto i mezzi per girarle in catamarano o in barca a vela con un po’ più di tranquillità. Anche la costa della California da Big Sur fino a Santa Cruz è molto bella, oppure i paesaggi montani dell’Oregon.

davide travelli nel deserto

In quale paese ti sei sentito più accolto?

Quasi in tutti i Paesi che ho attraversato mi sono sentito accolto, è chiaro però che ci sono posti in cui la gente è più accogliente che in altri, come in Colombia. In Colombia la gente è molto più espansiva e sorridente, in Perù sono molto cordiali ma le persone meno abbienti tendono a chiudersi un po’ nella loro comunità. Ho notato che in generale gli abitanti dei paesi andini hanno un velo di tristezza nella loro anima e sono meno espansivi, tuttavia forse è solo una questione di riservatezza, quando ci entri in confidenza un po’ si aprono. Tornando a noi, tra tutti i Paesi che ho visitato posso dire con certezza che quello dove mi sono sentito più accolto è stata la Colombia. È la Colombia che ha mi cambiato e ha cambiato il mio modo di viaggiare e che mi ha dato la spinta e il coraggio di proseguire il viaggio e ampliare il mio obiettivo. La Colombia l’ho vissuta tutta, nel bene e nel male, ho sperimentato tutto, ho visto la zona caraibica, le città moderne come Bogotà e Medellín, ho attraversato le cordigliere e ho vissuto molte esperienze che in un modo o nell’altro hanno influito sul mio viaggio. Sono stato anche nella zona amazzonica e mi sono fermato un paio di settimane presso una comunità indigena e lì ho vissuto delle esperienze molto profonde tra cui quella di conoscere uno sciamano locale che mi ha fatto provare l’Ayahuasca (è un allucinogeno sciamanico derivato una pianta medicinale considerata dai locali una medicina per l’anima). In conclusione mi sono sentito sempre accolto, ma il paese che mi ha dato di più in termini di esperienza, di conoscenza e di impatto su quello che sono state poi le mie scelte è stata sicuramente la Colombia.

Partiresti con dei compagni di viaggio?

Questa è una bella domanda. Durante questa avventura, ho avuto diverse esperienze di viaggio in compagnia, positive e negative. Sono stato accompagnato per un paio di tappe da alcuni di amici, da Portland a San Francisco ho condiviso la strada con un mio amico che vive a Dublino e da Managua in Nicaragua a San Jose in Costarica con un altro amico. Ovviamente durante un viaggio cosi lungo è facile che si creino delle tensioni o incomprensioni, ma anche questo fa parte del viaggio. Si può decidere di viaggiare con un buon amico o con la famiglia, ma, se dovessi scegliere, ripartirei da solo. Tuttavia i migliori compagni di viaggio sono stati quelli che incontrati per caso lungo la strada. Ho condiviso parte del viaggio con persone che stavano facendo lo stesso percorso Alaska to Patagonia, altri che stavano facendo dei giri diversi e con cui ho condiviso solo una piccola parte del percorso. Ma la mia avventura continua e ci saranno tanti altri incontri.

un momento di relax durante il viaggio in bici

Per continuare a seguire le avventure di Davide c’è il suo blog, la sua pagina Facebook e Instagram. Se vuoi dare un contributo per il suo viaggio, puoi farlo qui

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Redazione Bikenbike

Gli articoli del nostro blog sono pensati e scritti da Matilde Atorino, CEO e founder di Bikenbike srl e grande appassionata di cicloturismo.

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